Dieci timbri per far tornare chi legge

Una libreria storica di Taranto, mandata avanti da una famiglia. Serviva un motivo per tornare che non fosse lo sconto del giorno, e un oggetto che restasse in tasca tra una visita e l’altra.
Un’idea nata al bancone
La carta fedeltà è stata un’idea di Federica. Me ne ha parlato chiedendomi cosa ne pensassi, con un modello in testa: le grandi catene, Feltrinelli prima di tutte, che con le loro tessere tengono legati i lettori. Una libreria indipendente può usare la stessa leva, a misura sua.
Gli obiettivi erano due. Stringere ancora di più i clienti già affezionati, che da Mandese ci vengono da anni. E dare a chi entra per la prima volta un motivo per tornare, e per spendere.
Mesi dopo
A distanza di mesi dalla stampa i riscontri sono positivi: la gente è contenta della tessera e la usa. Il merito, però, non sta tutto nel cartoncino.
Il fattore umano
Sono tempi duri per le librerie e per il libro di carta. I libri digitali hanno eroso le vendite, e adesso l’intelligenza artificiale promette di riassumere, consigliare, perfino scrivere. Se Mandese tiene, secondo me, è per una ragione che nessuna delle due può copiare: il fattore umano, che Federica copre per intero. La sua empatia con i clienti l’ho già raccontata nel case study, resta il punto.
La tessera è la ciliegina. Potenzia doti che c’erano già, il talento di Federica nel vendere e nel far tornare le persone. Dieci caselle da timbrare danno una forma a un legame che lei aveva già costruito al bancone.